Recuperi ambientali

Martedì 07/09/2010
 

Recuperi ambientali


L'importanza della progettazione nei recuperi di cava

L'evoluzione tecnica, in concomitanza ad una cresciuta sensibilità ambientale, rende oggi possibile, nel settore estrattivo, il raggiungimento di un punto di equilibrio tra interesse economico e tutela ambientale. La valorizzazione dei materiali di cava rappresenta un passo fondamentale per arrivare a recuperi ambientali in grado di risanare le cicatrici provocate al territorio dall'attività estrattiva; l'attività imprenditoriale non deve fermarsi al solo scavo ma deve proseguire sino al recupero, trasformandolo  in una  vera e propria  prosecuzione dell'attività produttiva.
La problematica del recupero ambientale delle cave rappresenta una problematica comune alla gran parte delle regioni italiane; i segni lasciati dall'attività estrattiva possono essere tuttavia mitigati e in alcuni casi completamente rimossi da un accurato studio di recupero ambientale. La realizzazione di un piano di recupero deve, prima di tutto, riguardare la sistemazione idraulica dell'area interessata dall'alterazione geomorfologica derivante dalle operazioni di scavo, anche i fossi di guardia e le varie opere di sicurezza idraulica devono essere progettate in modo da garantire la loro efficienza anche dopo il recupero potendole anche trasformare in opere irrigue: immaginiamo un recupero ambientale per fini agricoli con i fossi di guardia confluenti in una cassa di espansione che funge da bacino di approvigionamento idrico; in questo caso le operazioni di irrigazione possono avvenire prelevando l'acqua dal bacino preservando la falda acquifera. Stessa cosa potrebbe avvenire per recuperi a fini turistici con la realizzazione di laghi artificiali che oltre a finalità prettamente paesaggistiche, rappresenterebbe un sistema di sicurezza  relativo alle raccolta delle  acque meteoriche: molte aree di cava ricadono nelle periferie di centri abitati ove sovente è presente il problema di allagamenti in situazioni di forti precipitazioni (sempre più frequenti negli ultimi anni a causa di evidenti mutazioni climatiche). Ovviamente non tutte le cave presentano le caratteristiche per essere recuperate con queste tecniche ma, considerate le caratteristiche dei metodi di coltivazione di cava utilizzati in Puglia, con le cosiddette "cave a fossa", tali operazioni possono essere sempre considerate. Più complesso è invece il caso delle cave a "mezza costa" (che in Puglia rappresentano una minima parte) dove le operazioni di asportazione del materiale avviene su fronti di scavo posti lateralmente a montagne o rilievi: in questo caso il recupero è molto difficoltoso e l'impatto paesaggistico molto alto; tuttavia esistono tecniche di estrazione in sotterraneo che consentono l'asportazione dei materiali tramite gallerie che rendono praticamente invisibile l'attività estrattiva.
In molti casi è nato un rapporto conflittuale tra le amministrazioni locali e gli imprenditori in relazione al recupero di aree già destinate ad attività estrattiva e oramai abbandonate, addirittura il diffuso abusivismo ha interessato molte aree di proprietà pubblica lasciando profonde cicatrici in tutto il territorio pugliese. In questi casi è opportuno che l'amministrazione consideri seriamente la possibilità di "riattivare" queste attività estrattive al solo scopo di recuperare le aree fortemente degradate per poterle nuovamente destinare alla collettività. Questo lavoro va svolto con un'accurata progettazione che deve avvenire con la piena concertazione tra Amministrazioni Comunali,  imprenditori e popolazione.

24/05/2007