Primi commenti sul PRAE

Martedì 07/09/2010
 

Primi commenti sul PRAE


Buoni i risultati ottenuti da Confindustria ma il lavoro da svolgere è ancora molto.

Con più di 20 anni di ritardo anche la Puglia si è dotata di uno strumento programmatico relativo all'attività estrattiva (che non dimentichiamoci rappresenta il secondo settore produttivo regionale).
La Puglia rimaneva una delle poche regioni italiane a non avere ancora  un piano che disciplinasse l'esercizio dell'attività mineraria; proprio questo ha creato, nel corso degli anni, profondi conflitti tra imprenditori, Governo regionale e ambientalisti.
Il PRAE approvato con deliberazione di Giunta regionale, n. 580 del 15 maggio 2007, in applicazione della legge regionale n. 37/85 sicuramente genererà numerose polemiche non solo nel mondo imprenditoriale: la parte testuale è stata più volte rivisitata per venire incontro alle diverse esigenze, non solo imprenditoriali, ma di tutte le parti sociali. Confindustria ha partecipato attivamente con la propria commissione "Attività Estrattive" indicando numerosi emendamenti in parte accettati dal Governo regionale.  Quello che ci si aspettava  è che dovesse essere  maggiormente enfatizzato l'aspetto tecnico-minerario, nel testo, infatti, ci si perde in decine di pagine relative a continue ripetizioni delle  Norme tecniche del PUTT/P mentre all'aspetto tecnico - minerario ed economico sono dedicate solo alcune pagine finali (tra l'altro in maniera molto sintetica).
Il nodo spinoso che genererà un gran polverone non è la parte testuale, ma quella cartografica: l'identificazione dei Bacini Minerari ed il loro posizionamento non rappresenta la realtà, vi sono gravi errori di posizionamento:  alcuni Bacini di Completamento, lasciano fuori le cave e intercettano interi quartieri cittadini! Altri casi in cui cave regolarmente in attività sono state tagliate fuori ed al loro posto sono stati inseriti boschi e parchi. La cosa più grave è che non si riesce a capire chi sia il responsabile di questi macroscopici errori, che nell'ordine di alcuni metri possono essere ancora accettabili, ma in alcuni casi è stata sbagliata la georeferenzazione con errori di centinaia di metri! In questi casi a farne le spese non sono solo gli imprenditori ma anche tutto il territorio.
Dopo aver fatto notare tutto questo al Governo regionale siamo stati rassicurati sia dal Dirigente di Settore (ing. Francesco Sciannameo) che dall'Assessore Losappio che sarà immediatamente aperto un tavolo di lavoro per rimediare ad ogni singolo errore.
Il PRAE rappresenta uno strumento di programmazione indispensabile per proseguire l'attività estrattiva; la sua adozione definitiva avrà ripercussioni notevoli sul settore e sicuramente sarà oggetto di numerosi ricorsi ma, a mio avviso, rappresenta un punto di partenza necessario per garantire un'attività imprenditoriale di livello primario per l'intera Regione. Particolarmente apprezzabile è lo spirito con cui sono indirizzati gli imprenditori alla cooperazione ed alla creazione di Consorzi: lo sfruttamento di risorse non rinnovabili, come quelle minerarie, necessita di un sistema di pianificazione che salvaguardi da un lato l'ambiente e dall'altro il mondo imprenditoriale e la cooperazione tra gli operatori  è sicuramente la strada giusta per raggiungere questo obiettivo.
Affrontare a livello ambientale la questione cave comporta quindi anche la considerazione degli aspetti sociali e produttivi ad esse connesse e la conoscenza di un settore che non è omogeneo al suo interno ma si presenta molto variegato sia per qualità di prodotto  sia per tipologia  e  per modalità di gestione.
Operare per il recupero ambientale delle aree interessate da attività estrattive pregresse  può divenire uno strumento per contribuire a livello locale al consolidamento di una maggiore qualità sociale e produttiva; anche questo aspetto sarebbe dovuto essere maggiormente ribadito all'interno del PRAE. Il diffuso abusivismo ha interessato molte aree di proprietà pubblica lasciando profonde cicatrici in tutto il territorio pugliese. In questi casi è opportuno che l'amministrazione consideri seriamente la possibilità di "riattivare" queste attività estrattive al solo scopo di recuperare le aree fortemente degradate per poterle nuovamente destinare alla collettività.
In conclusione lo strumento approvato, pur rappresentando sicuramente un passo in avanti rispetto al vuoto normativo precedente è uno  strumento estremamente  necessario al settore estrattivo ma  presenta un'eccessiva "burocraticità", è poco pratico e manca completamente di contenuti tecnici: basti pensare che mentre  il PRAE della Puglia è composto da 77 pagine di cui 4 relative a Norme tecniche (le restanti 73 rimacinano continuamente le norme tecniche del PUTT/p) il PRAE della Lombardia è di nove pagine, quello della Toscana cinque.
Molto interessante è invece il progetto di ricerca condotto in collaborazione tra Regione Puglia e Politecnico di Bari, si sta provvedendo ad una analisi delle cave di materiali lapidei esistenti sul territorio pugliese in relazione agli aspetti economici, tecnici ed ambientali. Questo studio sarà il trampolino di lancio dell'aggiornamento sia della legge 37/85 che, ci si augura, del  PRAE.

28/05/2007