Un settore in cerca di certezze
Un settore in cerca di certezze
Polemiche dopo l'approvazione del PRAE
Dopo anni di vuoto legislativo finalmente il settore estrattivo si è dotato di un piano che consente la programmazione dell'intera attività economica. Malgrado ci sia ancora molto da fare e soprattutto da modificare nel PRAE è bene ricordare che la mancanza di un piano cave nell'ultimo ventennio ha causato il ristagno dell'intero settore con la conseguente perdita di quote di mercato. Malgrado alcuni operatori non condividano quanto stabilito nel PRAE è bene ricordare che il Piano regionale deve rispecchiare quelle che sono le prerogative degli operatori ma per fare questo è necessario un lungo lavoro da svolgere in sinergia con il Governo Regionale; prendere ancora tempo non servirà di certo a migliorare il piano ma anzi bloccherà quelle che sono ad oggi le prerogative di sviluppo dell'intero settore. La mancanza di programmazione ma soprattutto l'atteggiamento ostativo di qualcuno ha, di fatto, bloccato per venti anni ogni forma programmatica e soprattutto ha impedito la definizione delle aree in cui concentrare le attività estrattive (i cosiddetti bacini); proprio questo ha generato la situazione di confusione che attualmente rende il piano poco attinente alla realtà con bacini minerari all'interno dei parchi, aree urbane e boschi; se i bacini fossero stati definiti chiaramente venti anni fa queste situazioni non si sarebbero create. Se si continua ad osteggiare il PRAE la situazione peggiorerà ulteriormente. Il pesante lavoro che Confindustria sta portando a termine con la Regione ha lo scopo di fare aderire il PRAE alle esigenze degli operatori che in ogni caso devono fare i conti con una serie di vincoli che, pur non essendo insuperabili, vanno verificati soprattutto quelli del PUTT che, a dispetto dalla loro finalità, non hanno alcuna attinenza con la realtà paesaggistico/ambientale della nostra regione. Per quanto riguarda le zone di particolare valenza ambientale (SIC e ZPS) sarebbe auspicabile un tavolo di lavoro misto tra imprenditori e Regione che consenta di definire particolari piani di recupero ambientale che da un lato consentano la prosecuzione dell'attività estrattiva, dall'altro il rispetto dell'ambiente e del paesaggio; molto possiamo imparare da altre regioni come Toscana, Lombardia, Umbria e Trentino dove l'attività estrattiva è consentita anche nei parchi e nelle aree protette a condizione che il ripristino avvenga seguendo linee generali di recupero prestabilite.
A fronte dei doveri, gli operatori sono in cerca di certezze che consentano loro di programmare gli investimenti così come accade per le tutte le attività industriali, il raggiungimento di questo scopo però necessita di un lungo percorso di aggiornamento del PRAE, delle cartografie e di tutte le norme che coinvolgono l'intero settore come i regolamenti relativi alle aree SIC e ZPS. Il primo passo è sicuramente l'adeguamento delle cartografie che è già in fase avanzata di redazione con le indicazioni fornite da Confindustria Puglia e prontamente recepite dal Governo Regionale. Successivamente sarà necessario rivedere l'intero PRAE nonché la legge 37/85.

